François Cazzanelli e il suo Cervino

di Riccardo Castellaro

Foto di Stefano Jeantet e F. Cazzanelli.

Franz”, come viene chiamato dagli amici e dai locali è un ragazzo giovane, ma che ha già affrontato molte cose nella vita ed è già esperto. E’ un “figlio del Cervino”, uno di quelli che ha usato la “sua” montagna come trampolino per saltare e raggiungere grandi obiettivi. Se lo si guarda attentamente negli occhi si può scorgere una scintilla, quella scintilla che si nota solo in chi sta facendo del suo sogno la sua vita. E’ un concetto difficile da spiegare, ma basta parlare pochi minuti con lui per comprenderlo. Lo incontro molto presto la mattina, perchè poi deve “partire” con alcuni clienti per qualche scalata chissà dove e non perdo tempo: comincio subito con una raffica di domande.

Francois Cazzanelli e il suo Cervino - Foto di Stefano Jeantet e F. Cazzanelli

Il Cervino come fonte di ispirazione. Per te lo è stato e se si come?

Il Cervino è stato assolutamente la mia fonte primaria di ispirazione, la montagna che mi ha dato la spinta iniziale e che mi sostiene quotidianamente nelle mie attività. Direi anzi che è proprio grazie a Lui che continuo a sognare e ad allargare i miei orizzonti. Proprio come Lui: il Cervino è una montagna che sta cambiando di continuo. La sua evoluzione è data dai cambiamenti climatici degli ultimi anni e ci costringe così a “seguirlo” e ad adattarci continuamente, sia tecnicamente che temporalmente, cambiando anche le stagioni in cui è possibile affrontarlo in sicurezza.

 Qual’è una delle caratteristiche che più ti colpisce del Cervino?

Mi colpisce molto come riesce a cambiare il tuo modo di pensare e di affrontare le montagne in generale. Su altre cime non è così: il Cervino ti plasma dentro, ti dà tanto, sia a livello personale che professionale. E’ stato ed è fondamentale per il mio lavoro di Guida Alpina.

 Cosa ti ricordi della tua prima volta sul Cervino?

Era il 27 Giugno del 2003. Ricordo benissimo la data. Sono salito con mio padre e il ricordo più vivo che ho è di quando affrontammo la zona del Pic Tyndall: mi sono quasi spaventato, perchè era freddo e le mie mani avevano perso sensibilità. I continui saliscendi mi mettevano in difficoltà; avevo poca sensibilità, ma alla fine me la sono cavata bene. Quest’esperienza mi ha insegnato fin da subito il rispetto per la montagna ed in particolare per il Cervino: mai sottovalutare la mntagna e mai sopravvalutare le proprie capacità.

Oltre ad avere affrontato moltissime ascese sulle alpi so che hai partecipato a diverse spedizioni in giro per il mondo. Nella tua ultima in Himalaya hai subito un brutto infortunio… Ci racconti qualcosa?

Eravamo in parete, il mio compagno Gianpaolo Corona ed io. Sono stato colpito al braccio da un sasso staccatosi da molto più in alto. Una vera fucilata che mi ha procurato gravi danni al braccio. Ora che sto bene posso dire di essere stato fortunato e devo ringraziare il mio compagno Gianpaolo, grande alpinista himalayano,  per l’aiuto fondamentale che mi ha dato per rientrare al campo base parete. Grazie al suo prezioso aiuto ho potuto limitare i danni e sono stato portato in elicottero all’ospedale di Katmandu, dove ho avuto le prime cure e dove ho subito una lunga e complessa operazione. E’ andata bene, ma questa esperienza mi ha insegnato che nel grande gioco dell’alpinismo conta anche essere fortunati.

Qual’è stata la tua impresa più grande, quella “della vita”?

Un’impresa della vita a mio avviso non c’è. Appena raggiunto un obiettivo si guarda subito avanti al successivo. Mi piace darmi obiettivi sempre più ambiziosi e non “sedermi” mai sulle cose già fatte.

Se mi chiedi quali salite mi sono rimaste più impresse e mi hanno dato più soddisfazione ti direi la Gogna Cerutti sul naso di Zmutt (parete nord del Cervino) e la ovest del Cerro Torre.

 

A questo punto mi viene spontaneo chiederti qual’è il tuo sogno più grande in campo alpinistico…

In teoria ce ne sarebbero tanti, e molti me ne vengono in mente, ma se dai ad un bimbo un foglio bianco e gli chiedi di disegnare una montagna lui disegna una piramide.

Le mie tre piramidi “ideali” sono il Cervino, il Cerro Torre e il K2.

Le prime due le ho già vinte, la terza è lì che mi aspetta…