Hervè Barmasse: Il Cervino Dentro

di Riccardo Castellaro

Desnivel Hervé Portrait ©ScarpaChi conosce personalmente Hervé sa quanto la montagna possa cambiare coloro che la vivono nel modo più giusto, più profondo. Plasma i caratteri, muta le prospettive, offre opportunità prima sconosciute. Lui queste opportunità le ha prese al lazzo. Nato nel 1977 ad Aosta, è cresciuto ai piedi del Cervino in una famiglia in cui il mestiere di guida alpina si tramanda di padre in figlio. Hervé ha scelto un po’ alla volta e di sua spontanea volontà di avvicinarsi a questo mondo e di renderlo non solo un lavoro ma uno stile di vita.

Promessa dello sci fin dalla prima adolescenza, ha visto la sua ascesa al successo agonistico interrompersi bruscamente a causa di un terribile incidente avvenuto proprio durante una gara. Lunga e faticosa la riabilitazione che si è conclusa con il regalo del padre che una gelida mattina di ottobre, zaino in spalla, ha accompagnato il giovane in vetta al Cervino. Una salita quella verso la sommità che molti vivono e paragonano alla vita: metafora di fatiche, rischi e soddisfazioni che ognuno di noi vive in modo diverso ma inevitabilmente vive.

Allora non potevo immaginare che, attraverso la montagna, avrei vissuto alcuni dei momenti più importanti della mia vita” scrive Hervé all’interno del sito che lo racconta.

“Quel giorno pensavo solo a camminare, a non inciampare, a non rallentare il passo di mio padre. Quel giorno sul Cervino, inconsapevolmente, avevo deciso quale sarebbe stato il mio futuro”.

Summit of Matterhorn, Hervé Barmasse selfie credits Hervé Barmasse

Summit of Matterhorn, Hervé Barmasse selfie credits Hervé Barmasse

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Chi lo incontra durante una delle conferenze che lo vedono protagonista in tutto il Mondo ha un assaggio di ciò che queste parole significhino. Parole che raccontano una persona ammirevole, caparbia, capace di grandi imprese e amante della montagna.

La Montagna Dentro - Hervé BarmasseGli abbiamo chiesto di parlarci del suo ultimo libro, intitolato “La montagna dentro”, edito da Laterza.

“Negli ultimi anni sono stati diversi gli editori che mi hanno proposto di scrivere un libro, cosa che per una persona che non è addetta ai lavori non è certo banale, ma la ricorrenza del 150° della prima ascensione al Cervino mi ha fatto accettare la sfida; un progetto in cui ho voluto far emergere il lato umano e personale dell’alpinista, lasciando a margine la parte tecnica e le imprese. Volevo raccontare l’uomo, la persona che c’è dietro alle scalate e gli episodi di una vita che lo hanno portato a divenire un alpinista: il libro ripercorre la mia vita, la carriera da sciatore agonista, la famiglia e la mia vita in Valtournenche; un libro ideale anche per i non esperti, con al centro il Cervino, la “mia” montagna”.

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“Un alpinista invece, ha quasi la sensazione di esser parte stessa della montagna…”

All’interno del volume si trovano alcune foto tra cui l’immagine della sua prima ascesa invernale al Cervino. La didascalia di quella foto parla del fatto che, da quel giorno, lui ha iniziato a guardare le montagne con l’occhio dello scalatore e non più con quello dello sciatore. In merito a questo Hervé dice:

HerveBarmasse“Chi scia “scivola” veloce sopra il manto nevoso che ricopre la montagna e in pochi minuti riesce a percorre migliaia di metri e km di piste. I dettagli, le sfumature, i delicati equilibri della natura che ci circondano obbligatoriamente sfuggono. Non si ha il tempo di percepirli perché assorbiti in una dimensione dove la tecnica e la concentrazione servono a esprimere attraverso le nostra gesta il concetto di rapidità e agilità. Un alpinista invece, ha quasi la sensazione di esser parte stessa della montagna. I ritmi sono più lenti, più riflessivi, spesso necessitiamo di una pausa non solo per riposare, ma anche per comprendere quella linea immaginaria che segue le pieghe della roccia e del ghiaccio, una pista non delimitata e non battuta che ci condurrà in vetta solo se ci prenderemo del tempo per ascoltare e comprendere. Sono due approcci diversi, di “confidenza” completamente diversi, non per questo uno è migliore dell’altro”.

Amare la montagna significa anche volerla comunicare nel migliore dei modi a coloro che non l’hanno mai avvicinata prima o che l’hanno approcciata solo in modo superficiale, da turisti. In questo senso vanno gli incontri che Hervé organizza con i giovani nelle scuole per promuovere l’alpinismo e la montagna.

“Nell’alpinismo non esistono medaglie o titoli, ma si ottiene una crescita umana e interiore importante che resta fuori dalla logica dei numeri che la nostra società moderna usa per classificare le persone di successo da quelle emarginate. In montagna non si vince e non si perde, si vivono le proprie scalate attraverso le proprie sensazioni, si abbattono i propri limiti confrontandosi con se stessi, la montagna diventa scuola di valori e il risultato è positivo per chiunque”.

Il mondo dell’alpinismo e degli alpinisti è inevitabilmente mutato in questi decenni. Tante le trasformazioni avvenute anche grazie all’introduzione di nuove tecniche e tecnologie, di nuove scoperte e di nuove intuizioni. Evoluzioni positive e negative che sicuramente hanno modificato il modo di “andare in montagna”.

“Forse rispetto al passato c’è meno attenzione alla sostanza e ai contenuti di ciò che si comunica della propria attività e alla cultura della montagna. È una logica commerciale che regala successo nell’immediato, ma che rischia di screditare la figura dell’alpinista in futuro. Sopratutto delle guide Alpine che sono i “maestri della montagna”. Per fortuna noto nelle nuove generazioni, ragazzi che non hanno più di 20 anni, la voglia di creare e non copiare, perché la risorsa maggiore che possiede l’umanità è la diversità, un modo di interpretare lo stesso cammino cercando di lasciare la propria traccia senza dimenticare le tradizioni e il nostro passato, le nostre origini”.

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Essere un alpinista professionista come Hervé porta intrinsecamente dei rischi che, se veri amanti di questo genere di attività tanto da trasformarla in un lavoro, vanno messi in conto e accettati.

Durante l’intervista che gli abbiamo fatto sono stati molti i momenti di divagazione e di chiacchiere a cui ci siamo lasciati andare fino a quando abbiamo affrontato l’argomento “incidenti” e lì abbiamo capito che nulla, nemmeno i momenti più delicati e difficili sono riusciti a scalfire l’argento vivo di questo vero alpinista e così va da sé che l’unica domanda possibile per chiude il nostro viaggio all’interno di Hervé Bermasse non potesse essere che questa: Quali sono i tuoi progetti futuri, sia nel breve che nel medio termine?

“Vorrei focalizzare ancora la mia attenzione sul Cervino come cima simbolo delle Alpi: passati i festeggiamenti per il 150° della prima ascensione ritengo che questa montagna abbia ancora molto da regalare al mondo dell’alpinismo. Non necessariamente e non solo attraverso nuove imprese, bensì alla montagna sotto il profilo culturale e storico, anche se qualche obiettivo tecnico rimane sempre affascinante. Poi l’estero, ho alcune idee e progetti interessanti per i prossimi 10 anni. Ascensioni alpinistiche alla ricerca del nuovo e dei miei limiti, tentando di non ripetere me stesso, cercando sempre di divulgare una montagna romantica e ispiratrice”.

Hervé Bermasse in breve

Alpinista professionista e consulente aziendale nel settore outdoor
Istruttore nazionale delle Guide Alpine dal 2007 e Guida alpina dal 2000.
Alpinista professionista
Atleta del Global Team The North Face
Tecnico del soccorso alpino
Maestro di sci e di snowboard
Allenatore federale di sci alpino
Regista dei film “Linea Continua” e “Non così Lontano”
Autore del Libro “La montagna dentro” edito Laterza

Autore, Direttore della fotografia e co-produttore del film “Cervino, la montagna del mondo” Regia di Nicolò Bongiorno
Fotografo Pubblicazioni per le principali riviste di montagna tra cui Alpinist, Desnivel, Meridiani Montagne, Alpin, Alp, Campo Base, Gory.

Hervé Bermasse portrait“Le montagne non si conquistano, decidono di farsi conoscere, salire, attraversare; da soli, in cordata, per una via nuova o in inverno, perché hanno bisogno della compagnia dell’uomo. E se sei abbastanza sensibile e fortunato, forse saranno loro a rubarti qualcosa, il tempo, i sogni, il cuore e a regalarti grandi emozioni.”