Cervinia Spritz N°6

Il sole, tiepido e poi intenso, l’aria leggera e frizzante, un rigurgito naturale di colori tutto attorno. Siamo di nuovo in rotta per l’estate. E allora, passeggiate, escursioni, bicicletta, calcio, tennis, e ogni altro tipo di sport praticabile e pur percorribile anche d’inverno assumono una nuova energia, una nuova dimensione.

Sarà un’estate di sport. I mondiali di calcio, cui assisteremmo solo da spettatori terzi, purtroppo, il Giro d’Italia, e mille altre manifestazioni sportive dilettantistiche o professionistiche.  Però, amici miei, io amo lo sport agonistico. Belle le escursioni, il footing, la ginnastica a corpo libero. Ma per me lo sport deve essere un gioco da competizione. Deve esserci qualcuno da affrontare, da solo o a squadre, deve esserci un vincitore e un vinto. Lo so, Bepi, tu non sei d’accordo. Eppure è in questa visione dello sport che noi possiamo renderci conto di quanto davvero sia una metafora della nostra vita. Prendiamo il calcio. La palla sbatte sul palo, e solo un millimetro nel movimento del piede che l’ha calciato può determinare una vittoria o una sconfitta. Un soffio di vento. Un millesimo di secondo in più e in meno. Non è quello che accade anche nella vita? Un secondo, una distrazione o un momento di determinazione, un battito d’ali del destino, cambia l’esito di una scelta, di un presente, del futuro. E la lealtà? Oggi parliamo tutti di onestà, che in fondo è non rubare agli altri o a te stesso, ma vogliamo mettere quanto più eroico e puro è il concetto di lealtà? Non prevede un furto, prevede un patto tra gentiluomini. Se tocco io la palla e l’arbitro non vede, dovrei dirlo comunque. La lealtà, più dell’onestà, nell’antichità era il simbolo del cavaliere, dell’animo puro, del compagno fidato. Anche a volte “disonesto”, magari, ma sempre leale. E poi, nel gioco sportivo, c’è sempre quella sensazione di infanzia, quando tutto era lì, ora, in quel momento, in quella palla, in quel rossore delle gote, nel sudore, nell’odore dell’erba, nella pacca sulla spalla di incoraggiamento, di apprezzamento, di conforto. Nella gioia per una vittoria, nella tristezza per una sconfitta. Dolorosa, ma passeggera. Un’ora, o poco più, e già correvamo verso un nuovo gioco, una nuova avventura, un nuovo obiettivo. Poi si cresce e si tritura tutto, si anestetizza tutto. Non ci si diverte più, si gioca solo per vincere, con ogni mezzo e chiunque sia contro di te è sacrificabile. Chiudi gli occhi, adesso, solo un istante. E ripensa all’ebrezza della libertà del gioco, al divertimento, alla partita, non solo al risultato. Rivivi quei momenti, in cui tra una sconfitta e una vittoria ci sembrava ci fosse sempre e comunque un tempo infinito, da godere tutto, fino alla fine. E, mio leale amico, ora offrimi da bere: non so perché, forse il polline, ma mi è venuto un piccolo, passeggero, groppo in gola.

Prosit.

BEPI SPRITZ