Cervinia Spritz Primavera 2017

Amici che mi seguite, ho deciso. Anche io voglio essere virale. No, Bepi, non è una brutta malattia. Virale è il futuro. Ma come facevamo prima? Che vita infelice avevamo? Le barzellette le raccontava il Toni agli amici del bar, quei pochi che facevano un filmetto amatoriale si contorcevano sbuffando con la pellicola, chi fotografava in pubblico veniva normalmente picchiato e le foto, poche che stamparle costava, finivano nel cassetto.  Le “chat” si facevano sul muretto fuori dalla scuola, o sulle panchine del parco. No. Per fortuna oggi è diverso. Oggi parliamo di tutto con chiunque, anche chi non conosciamo. E riprendiamo tutto. Il video delle acute riflessioni del Toni su calcio, politica e donne, basati sul turpiloquio, meglio se dialettale, ha un vasto seguito.

Possiamo apprezzare il cinese che cade nel tombino a Pechino e il cubano che sviene dopo una sbronza, la cameriera in topless in Ucraina e il flash mob in Tanzania. Le lacrime del reality e le risse spettacolari dei talk show. E barzellette, foto e video comici ed erotici, di continuo.Un tempo volevamo fare i pompieri, i medici, qualcuno più estroso l’attore, il calciatore, il regista, forse la modella. Tutte cose che richiedevano tempo, impegno, fatica. Oggi vogliamo fare le veline, i tronisti, gli opinionisti, i blogger, ma soprattutto gli youtuber.

Ci piace diffondere noi stessi senza grande fatica. Andy Warhol disse che nel futuro avremmo avuto tutti 15 minuti di celebrità. Sbagliava. Oggi siamo tutti potenzialmente famosi, e il fatto che ci conoscano in 10 o in 100 o in mille è un mero dettaglio. Vogliamo dire e mostrare molto più che ascoltare e guardare, perfino di fare. Chi non ha visto gente che, di fronte ad un incidente, prima di soccorrere immortalava tutto con il suo smartphone? Creiamo un backup in tempo reale del nostro presente, il duplicato a nutrimento altrui delle nostre esperienze.

Noi conservavamo i nostri pensieri in un diario chiuso col lucchetto, e guai se mamma osava leggerlo. Eravamo, per lo più, sciocchi, pudici, riservati. Oggi siamo ancora, per lo più, sciocchi, ma esigiamo comunque un pubblico, piccolo o grande. Un palcoscenico liquido, dove attori e spettatori si scambiano e si confondono, dove diffondere spezzoni di vita e pensieri, a volte buoni ma molto più spesso rabbiosi e sprezzanti, per esserci, per esistere. Vogliamo essere virali. Di più, vogliamo quasi essere noi stessi dei virus.

Ora che ci penso, no. No, amici. Credo che quando avrò un po’ di febbre, preferirò ancora starmene a letto e non contagiare nessuno. Si, lo so, forse non ci ho capito niente. Però, non si sa mai. Che con tutti questi nuovi virus, che arrivano già fino alle nuvole, e così pochi, deboli anticorpi, mica so dove andremo a finire.

E poi, sul letto, posso sempre guardare i video beceri del Toni.

Prosit.