É stato l’anno dei 150 anni della prima scalata al Cervino ma è stato anche l’anno dell’Expo e dell’ internazionalizzazione. A fronte di questo però, ovunque e mai come in questo periodo, sono emerse tutte le bassezze, le magagne, gli intrallazzi del mondo reale, quello che non vive dei riflessi degli eventi ma di scandali, di violenza, di imbrogli e corruzione.
Perché unire queste cose? La ragione è semplice. Oltre un secolo fa (e Cervinia ne ha mirabilmente ricordato gli eventi) la sfida in condizioni precarie alla conquista del Cervino ha mostrato la determinazione, il sacrificio, l’umanità, gli ideali, il rispetto della natura di uomini semplici di immane grandezza, visionari, valorosi e volitivi, che per seguire un sogno hanno condotto il loro cuore ei loro corpi verso una meta ardita, portando su quella vetta un pezzetto di tutti coloro che con trepidazione e sgomento hanno seguito l’impresa.
La montagna, e la natura in generale, non accetta compromessi. Non si possono blandire. Chi li affronta ha negli occhi il rispetto e la paura perché è nel vincere i propri limiti che esiste il coraggio. Con purezza, con il senso della fatica, con la consapevolezza che solo i più capaci e i più preparati (nell’animo e nelle menti) potranno farcela.
Poi ci giriamo verso la Valle, verso le città. Vediamo capitali abbandonate a se stesse, Paesi spesso ancora divisi dove esistono sacche monumentali di illegalità, di ignoranza civica, si sopraffazione indotta.

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Ogni individuo si è ritagliato una sua personale dimensione nella quale il primo interesse sono l’utile ed il vantaggio.
Predichiamo di puntare sui giovani, sulle nuove generazioni ma le famiglie, molte, rifuggono le responsabilità affidandosi ad altri per porre legittimi paletti che, quando esistenti, anziché trovare supporto provocano reazioni contro l’autorità, in un’ottica esclusivamente egoistica.
Abbiamo letto di ragazzini che in aula, utilizzano il web per ridicolizzare compagni e insegnanti. Se la scuola li punisce, molti genitori, adducendo le motivazioni più improvvide e disparate, prendono le loro difese.
Se potessimo rimandare indietro le lancette dell’orologio ci accorgeremmo forse che quegli uomini che hanno scalato il Cervino, a fronte di “marachelle giovanili”, a casa trovavano genitori che, senza mettere in dubbio l’autorità del maestro, prendevano provvedimenti educativi unendo i loro rimproveri a quelli degli insegnanti.
Ci stiamo quotidianamente preparando al futuro. Siamo davvero sicuri che nonostante la tecnologia diffusa, i GPS, gli accessori più performanti, stiamo davvero preparando anche il cuore, la mente e la determinazione etica per rendere migliori le nuove generazioni? Con il Cervino, con la natura, con la vita a volte si può anche bluffare ma il gioco deve durare poco perchè il bluff viene scoperto, ci rimane ben poco.

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