Fenomenologia del tapiro

Come trasformare una passeggiata goliardica in trofeo

Fine agosto. Il paese si rilassa. I turisti tornano in città e Cervinia comincia già a guardare alla stagione invernale che a breve inizierà. Salutare l’estate però non è facile: il sole, le giornate lunghe, la temperatura mite. E poi ci sono i fenomeni, quelli atmosferici e quelli sportivi. Durante la bella stagione infatti, mentre i vacanzieri si abbandonano al relax, lungo i sentieri (soprattutto in mattinata) non è raro incontrare “gente del posto” che si allena per mantenere il fisico tonico e pronto a reagire alla rigidità dell’inverno valdostano. Sono talmente competitivi tra di loro che quando si trovano davanti ad un caffè non mancano mai di snocciolare (con punta di orgoglio) km e tempi di percorrenza.

Dovendo assistere a quella che lui stesso definisce “una sceneggiata”, Arside Amadio, intraprendente titolare del Bar Whymper, nel 2012 decise di far mettere nero su bianco questi numeri affiggendo all’interno del suo locale una classifica provvisoria degli atleti che si cimentavano lungo il sentiero n^13, quello che partendo dal paese conduce fino al rifugio Duca degli Abruzzi de L’Oriondè.

La tabella, a fine stagione, riportava dati degni di nota e così, tra una fetta di torta e un panino al salame, venne istituito il trofeo “TAPIRO DE L’ORIONDE’ ”.

Come si svolge

L’appuntamento è fissato per fine agosto (il prossimo sarà il 29). Il punto di assemblamento individuato nei campi da tennis del paese. Il numero dei partecipanti ammessi è limitato a 50 per via della tappa finale che necessita di essere vissuta con spirito da gregari. Non c’è il fuoco dello starter ma tutti capiscono perfettamente quando è ora di mettersi in marcia.

C’è gente che si allena (anche di nascosto) tutta l’estate per battere il record. Lo scorso anno per gli uomini è stato di 38’, per le donne di 47” sorride Arside, “poi ci sono quelli che mirano al Tapiro e non perdono occasione per rallentare il passo. Le risate, le battute, la goliardia invece non sono quantificabili. È una festa”. Alla cascata c’è il primo punto ristoro, curato da Franco Rocchetta, luogo ideale per gli scherzi e i “sorpassi”. Chi si ferma è perduto ma arriva in vetta felice. A stabilire la classifica sono i cronometristi e i fotografi (Carlo D’Oca, Roberto Graziana e Francesca Amadio). Il momento clou si consuma dopo la polentata: una delle sale interne al rifugio viene stipata dai marciatori che dopo essersi rifocillati con le migliori specialità valdostane, cantato l’Inno del Tapiro (scritto da Don Paolo Papone), Ricevuti i premi di una lotteria palesemente pilotata, attendono, in religiosa caciara, il verdetto dei giudici. Il nome dei vincitori verrà inciso sul mitico totem ligneo, scolpito da Giangiuseppe e Florian Barmasse, che campeggia nel Bar Whymper.

L’inno “Il Tapiro dell’Oriondè”