Il Giro d’Italia torna a Cervinia

Ci è mancato tanto ma dopo tre anni il Giro torna a solcare la Valle del Cervino. Storia, aneddoti e curiosità.

Dopo tre anni, il Giro d’Italia torna ad attraversare Cervinia e la Val d’Aosta, in una edizione particolarmente significativa e più speciale che mai. Per la prima volta, infatti, la corsa ciclistica più importante e famosa del nostro Paese, festeggerà la 101° edizione partendo fuori dai confini del vecchio continente. Il km 0 è segnato a Gerusalemme, con tre tappe poi sul territorio israeliano.

Per capire il motivo di questa scelta bisogna tornare agli anni ’40. Gino Bartali aveva vinto sia il Giro che il Tour, un successo incalcolabile per un’Italia in cui il calcio e gli altri sport non avevano ancora grande presa, e la gente comune viveva il ciclismo come un eroico romanzo popolare. Gino Bartali, però, non pedalava solo per lo sport: nella canna del tubolare della sua bicicletta nascondeva documenti che avrebbero salvato centinaia di ebrei dalla deportazione nazista. Per questo motivo Bartali, nel 2013, è stato insignito dallo stato di Israele del titolo di “Giusto tra le Nazioni”. Se la corsa inizierà da lì, in occasione dei 70 anni della nascita dello stato di Israele, un po’ lo si deve anche a lui, che al figlio ha sempre detto “Il bene si fa, ma non si dice” e cui, peraltro, due giorni prima dell’inizio del Giro, verrà conferita anche la cittadinanza onoraria di Gerusalemme.

Giro d'italia

Il Giro…dell’Italia tra tappe e crono

Una gara unica, intensa, da sempre la più entusiasmante e seguita da tutti gli amanti del ciclismo ma anche da molti sportivi in generale: 21 le tappe. Dalla Sicilia, si è saliti lungo Calabria, Molise e Abruzzo, dove gli atleti, dopo la partenza da Penne, hanno pedalato lambendo i resti dell’Hotel Rigopiano, teatro della tragica slavina che causò la morte di 29 persone. Poi l’Umbria, le Marche, l’Emilia ed il Veneto. E qui iniziano sono state superate le tappe dolomitiche del Friuli Venezia Giulia, tappe accompagnate dai quattro premi della montagna. A seguire, dopo l’ultimo giorno di riposo a Trento, il gruppo è ripartito alla volta di Rovereto, Riva del Garda e Iseo, per arrivare a Prato nevoso e Bardonecchia.  Penultimo arrivo, il nostro: Breuil – Cervinia special Guest. Il Giro si conclude a Roma, con la passerella finale nel centro storico della capitale. In totale, sono stati percorsi 3.546,2 km per una edizione con 44.000 metri di dislivello, 2 tappe a cronometro, 7 a bassa difficoltà, 6 a media difficoltà, 6 ad alta difficoltà e un totale di 8 arrivi in salita. Una gara spettacolare.

Breve storia del Giro d’Italia

Gino Bartali e Fausto Coppi non erano ancora nati, Giolitti era al governo. Gli italiani erano circa 33milioni, Filippo Tommaso Marinetti aveva pubblicato il Manifesto del Futurismo e Marconi, da lì a poco, avrebbe vinto il Nobel per la fisica, mentre a Belfast stavano costruendo il Titanic. Le biciclette in Italia erano circa 600.000, pesavano una quindicina di chili, tutte in ferro e a cambio fisso, e costavano circa 100 lire (un operaio prendeva in media due lire al giorno di paga). La Gazzetta dello Sport, che era nata nel 1896 dalla fusione dei periodici “Il Ciclista” e “La tripletta”, che prendeva il nome da quello di una bicicletta a tre posti, usciva tre volte alla settimana e costava 50 centesimi. In quel periodo il calcio era ancora poco seguito, la gente seguiva più volentieri il pugilato e, appunto, il ciclismo. Il 24 agosto 1908 la Gazzetta annunciò, per la prima volta, l’intenzione di organizzare un Giro d’Italia riservato ai ciclisti, ma era un articolo molto vago, si parlava di un premio di 25.000 lire ma non si capiva percorso, regole, e soprattutto che avesse sponsorizzato l’evento. Qualche mese dopo, trovati i soldi, venne definito il percorso, otto tappe con partenza e arrivo a Milano, ma mancavano i corridori. Tra squadre e singoli (che si dovevano pagare tutto) alla fine, tra il 12 e il 13 marzo, partirono per il primo Giro d’Italia della storia 127 ciclisti, di cui solo 49 lo finirono. Alcuni erano lì per il gusto dell’impresa, altri per il montepremi. Inoltre, a tutti quelli che lo avrebbero concluso, ci sarebbe stato comunque un premio di 300 lire. Gli aneddoti di quel primo, rudimentale giro, non si contano. C’è chi per partecipare alla partenza di Milano ci era arrivato in bici da Roma, chi, sbagliando banco di “sosta” (erano a seconda delle squadre) venne preso a schiaffi, che, assetato, si fermava sui canali a bere e rifornire le borracce. Qualcuno nella tappa con più dislivello cercò di aggirare il regolamento prendendo…il treno! Fu Ganna a vincere quel primo Giro, le cui uniche immagini eroiche erano quelle disegnate da Achille Beltrame ne “la Domenica del Corriere”, ed al traguardo, quando i giornalisti gli chiesero il classico commento a caldo dopo la vittoria, lui rispose con il famoso “Me brusa tanto el cul!”

Da lì, man mano il Giro crebbe, aumentò popolarità, consenso, attenzione. Diventò lentamente un evento. Nel 1933 fu introdotta la “maglia rosa” (indossata dal ciclista in testa alla classifica generale), nel 1934, in contemporanea con l’arrivo del Giro, la radio annuncia la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio. Gli anni ‘40 e ‘50 sono caratterizzati dal dualismo sportivo, che divide appassionati e sportivi, tra Gino Bartali e Fausto Coppi, divenuti eroi popolari nell’immaginario collettivo e vere e proprie star antesignane dello sport, così come, tra gli anni ‘60 e ‘70, quello tra Felice Gimondi ed Eddy Merckx, sebbene ora in Italia cominciavano ad essere più seguiti ed osannati gli eroi di altri sport, il calcio in primis. Arrivano nuovi campioni italiani: Pantani, Cipollini, Basso.

Giro d'Italia 2018

Il percorso, man mano, diviene più articolato, più lungo, con altitudine variabile e anche elevata. Il Giro comincia a prevedere anche tappe estere. Nel 1965 San Marino, poi Monaco, Stato Vaticano, Belgio. Con l’avvento della televisione, diventa un evento nazionale seguitissimo da milioni di fans. Quella che era partita come un’epica avventura, lentamente si trasforma in evento mediatico, con ancora sudore, fango, rischi, cadute, festa di popolo ma anche business. E illeciti. Nel 2002, per la prima volta nella storia, l’hotel che ospita gli atleti nella notte diventa teatro di una massiccia perquisizione per un’indagine sul doping. Ma il Giro, forte, poderoso, volitivo, come i muscoli ed il cuore degli atleti che dal quel 1909 lo hanno vissuto, rimane, più forte, più intenso, più seguito. Perché ancora la sfida, lo sforzo, il sudore nelle salite e l’attenzione nelle discese che sancisce, alla fine, il vincitore, è qualcosa che accomuna un po’ tutti, amanti di questo sport o meno, e quando vediamo passare il giro per le strade, con le moto che lo precedono, le auto che lo seguono, e la gente che guarda, istintivamente, infantilmente, un brivido di entusiasmo ci prende. Magari non conosciamo ora i nomi dei corridori, non sappiamo chi siano le squadre, né chi è maglia rosa. Magari non amiamo la bici. Eppure, in quel momento, esplode nel cuore e fluisce attraverso la nostra voce un “Forza, ragazzi!”

Il Giro in Valle d’Aosta e a Cervinia

Da Charly Gaul ad Ivan Basso sono stati molti i grandi campioni ad aver lasciato il segno nelle tappe valdostane nella storia del Giro d’Italia. Sebbene meno “celebrate” dei tapponi dolomitici, le salite della Valle d’Aosta sono affascinanti, temute e dure, terribilmente dure. La conferma è che nonostante i passaggi del Giro in questa regione non siano così frequenti, è stato spesso proprio nelle salite valdostane che si è risolta la gara ed individuato il vincitore. E’ stato così nel 1959 e nel 1997, dove proprio la tappa Racconigi –  Cervinia segna la svolta alla gara, che fino a quella tappa sembra essere saldamente nelle mani del russo, Pavel Tonkov. Ma sulla salita del Saint Panthaleon si scatena un giovane “scalatore” bergamasco, Ivan Gotti, che attacca da lontano, sfida apertamente Tonkov, che non riesce a reagire, e sulla salita finale verso Cervinia prede ancora più terreno.  È la svolta del Giro. Gotti conquista la maglia rosa e la difenderà fino alla fine. L’ultima volta in cui Cervinia è stata determinante per la gara è stato nel 2012. La tappa la vince, a sorpresa, considerando l’aspro ambiente montano e l’altitudine, un corridore del Costarica, tale Andrey Amador, ma la differenza di punti conquistati su quella tappa tra i due avversari in quel momento primi, il canadese Hesjedal e lo spagnolo Rodriguez, risulterà determinante, perché saranno proprio quei pochi secondi persi in quella tappa che assicureranno al canadese la vittoria finale. L’ultima volta che Cervinia ha accolto il Giro è stato nel 2015. Quest’anno, il tappone alpino propone quasi 4000 metri di dislivello interamente concentrati negli ultimi 90 km dove si scalano 3 salite di quasi 20 chilometri ciascuna. Il tragitto ha portato i ciclisti da Susa verso Torino e poi sulle ondulazioni del Canavese, per arrivare alla Valle della Dora Riparia. Sono risaliti verso la Valle d’Aosta scalando il Col. Tsecore (16 chilometri con pendenza di oltre il 12% negli ultimi quattro km), il Col de St. Panthaleon (16,5 km con pendenza al 7,2%) e infine la salita di Cervinia di 19 km con pendenza 5%. Gli ultimi km sono tutti in salita ed il tratto più ripido è stato l’attraversamento di Valtournenche, con al termine della tappa un rettilineo di arrivo di 450 metri, e la presenza nel tragitto di due gallerie da attraversare.
L’augurio è che anche quest’anno la tappa di Cervinia non sia solo una grande e partecipata festa di sport e di popolo, ma che possa mostrare a tutti la bellezza di questo luogo, i suoi unici panorami e magari, perché no, possa risultare anche questa volta determinante a scombinare gli equilibri del Giro…sorprendoci anche dal punto di vista sportivo!