Come stanno i nostri ghiacciai? A tu per tu con Luca Mercalli

Massacrati dalle alte temperature. Torturati dalla mancanza di precipitazioni, asfissiati dall’inquinamento. I nostri ghiacciai subiscono senza diritto di replica ciò che gli esperti chiamano sur riscaldamento globale. E sono i primi a farne le spese.

La scorsa estate, Breuil – Cervinia, nell’ambito della consolidata manifestazione “Sentieri d’Autore”, organizzata dall’amministrazione comunale e dalla commissione cultura di Valtournenche, in collaborazione con l’agenzia Alpes, ha ospitato il meteorologo Luca Mercalli, uno dei più rilevanti ricercatori italiani in materia di climatologia, presidente della Società Meteorologica Italiana, direttore della rivista Nimbus e giornalista per La Stampa e RAI. I suoi studi sulla storia del clima e sulla trasformazione in atto dei ghiacciai delle Alpi, ha riguardato anche quelli della conca del Cervino. E così, il 17 agosto scorso, Mercalli, con il supporto logistico delle Guide del Cervino, ha accompagnato alcuni escursionisti sul Plateau Rosa, dando vita all’incontro Ghiacciai in ritiro, sentinelle del riscaldamento globale”.

In quell’occasione lei ha dato la possibilità ad un gruppo di persone di toccare con mano la situazione allarmante in cui versano i nostri ghiacciai. Cosa ha rilevato?

Eravamo nel pieno della seconda estate più calda degli ultimi 250 anni, dopo quella del 2003. Ho visto un ghiacciaio indifeso sotto i raggi del sole, privo della protezione di neve che dovrebbe nutrirlo nelle sue parti più elevate. Un ghiacciaio ancora una volta in ritiro.

Le temperature torride di quest’estate hanno peggiorato la situazione. Alcuni nevai sono addirittura spariti. Il canalino del Teodulo ha “pianto” sgelandosi. A che rischi andiamo incontro?

Alla pressoché totale scomparsa dei ghiacciai alpini entro questo secolo, se la temperatura continuerà a crescere per effetto delle emissioni inquinanti della nostra economia.

La “spedizione” che lei ha guidato il 17 agosto ha visto protagonista il ghiacciaio più famoso della conca delle Breuil. Ci sciamo estate e inverno e vederlo in fase di restringimento preoccupa. Qual’è il suo stato di salute?

Come tutti i ghiacciai alpini non gode di buona salute. Perde più massa d’estate di quanta ne guadagni d’inverno. Ci stiamo così mangiando il capitale di ghiaccio antico. Quest’anno le misurazioni sui ghiacciai delle Alpi occidentali hanno mostrato una perdita di circa un metro e mezzo di spessore di ghiaccio. Approfondimenti qui: http://www.nimbus.it/ghiacciai/2017/170908_Ciardoney.htm

Quali sono le previsioni per il futuro, alla luce dei suoi studi?

Secondo l’Accordo di Parigi se praticheremo opportune scelte energetiche verso le fonti rinnovabili riducendo l’uso dei combustibili fossili, potremmo contenere l’aumento di temperatura entro due gradi al 2100: perderemo ancora un po’ di ghiaccio ma salveremo almeno i ghiacciai più in quota. Viceversa se l’Accordo di Parigi non venisse rispettato la temperatura globale salirebbe di oltre cinque gradi e allora addio ghiacciai, le Alpi diventerebbero simili a montagne desertiche. Ovviamente questi sono i risultati della ricerca scientifica internazionale, non certo i miei! Esiste ormai un pieno accordo tra i ricercatori di tutto il mondo sulla gravità di questi scenari, che purtroppo continuiamo a sottovalutare.

Come dovremmo comportarci? Ammesso che vi sia ancora modo di riparare ai danni climatici commessi dall’uomo.

Non possiamo più guarire del tutto la malattia climatica, ma possiamo alleviare i sintomi! Due gradi è meglio di cinque, come quando abbiamo la febbre… Ma per questo risultato tocca osservare una dieta ferrea: meno sprechi, meno energia fossile. Non la stiamo ancora facendo, continuiamo a dire: da domani, da domani!

Gli incendi del Piemonte. Quanto incidono roghi così estesi e così protratti nel tempo sui cambiamenti climatici?

E’ il contrario: sono i cambiamenti climatici – lunga siccità ed elevate temperature – ad aver favorito la diffusione del fuoco, che tuttavia è sempre stato appiccato per mano umana. Poi anche il fumo ha contribuito ad inquinare l’aria, ma questo è un fatto locale e temporaneo, risolto dalle prime piogge.

Che tipo di inverno sarà quello del 2017-2018?

Non è possibile prevederlo. Oggi una buona previsione a scala locale ha una validità di circa una settimana, più in là non è possibile spingersi, per ora le previsioni dettagliate con validità di un mese o di una stagione sono ancora a carattere sperimentale e non possono essere utilizzate per le applicazioni pratiche.

E che tipo di estate potremmo aspettarci?

Come sopra!

 

C’è chi parla dell’arrivo di una piccola glaciazione negli anni a venire. Chi invece avverte sul continuo innalzamento della temperatura globale, con conseguente disgelo e innalzamento degli oceani. Qual’è il suo punto di vista?

Non si tratta di punti di vista ma di dati scientifici: la glaciazione non è assolutamente in arrivo, ed è una classica fake-news, propagata da personaggi al di fuori della comunità dei climatologi. Invece il riscaldamento globale è ormai una realtà certificata tanto dai dati misurati (viviamo negli anni più caldi della storia delle osservazioni meteorologiche) che dalla ricerca internazionale e sancita ufficialmente dall’IPCC il comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, che pubblica ogni quinquennio il suo rapporto destinato ai decisori politici di tutto il mondo. Il fatto è che questi studi di grande autorevolezza vengono messi sullo stesso piano delle opinioni del primo che apre la bocca, un atteggiamento che purtroppo rallenta le decisioni virtuose che potrebbero diminuire il rischio futuro. Se i ghiacciai arretrano lo dobbiamo anche a queste pessime abitudini.