Il Gatto del Cervino:storia di una storia.

Non una leggenda ma la vera storia del Gatto Alpinista che scalò, in solitaria il Cervino raggiungendone la vetta.

Bella mattina di un’estate stupenda: 1950. Daniel Pellissier mi stringe la mano congratulandosi: sono le 6,58, un buon “tempo” per salire dall’Oriondé – partenza alle 2 – alla Croce del Cervino. Partiti dal Giomein nel pomeriggio del giorno prima, avevamo incontrato Jean Pellissier che tornava dal Cervino insieme a Guido Monzino, agli inizi della sua lunga vicenda di alpinista e di esploratore.

Poco dopo le sette arriva in vetta un solitario: della mia età, sicuro, elegante.

Ci presentiamo, ma la conversazione è presto interrotta: si sentono strani versi. “Saranno quelli là” dice Daniel indicando il gruppo di alpinisti che scherza sulla cima svizzera”.

I versi continuano e prendono più chiaramente il timbro di un impossibile miagolio. E invece …. si stagliano improvvise contro il sole due piccole orecchie: un gatto sta faticando su una cengia sottile poco al di sotto e miagolando miagolando si precipita verso di noi: i miagolii e i suoi movimenti rivelavano il gran freddo patito e la gran fame. “Jean mi aveva parlato (ieri?)– dice Daniel – di uno strano miagolio in vetta”.

E aggiunge di aver sentito in passato storie di altri animali scalatori, ma certamente mai di gatti. Ma non c’è tempo per indagare: si offrono al micio biscotti e latte condensato, Emilio Falco scatta le foto dei quattro alpinisti (tre uomini e un Gatto, che come tutte le celebrità merita la maiuscola!) e subito mette al sicuro il quarto nel suo zaino. La sosta non è durata a lungo; il tempo si sta guastando; si scende.

Eccoci all’Oriondé, affollato di ospiti che fanno ressa intorno all’eroe: si scatenano interrogativi e supposizioni; si fa subito strada l’ipotesi che il Gatto provenga dalla Svizzera. Ricordo che c’era un giornalista, ricordo che veniva da Pavia (o forse scriveva per un un giornale di Pavia). Ricordo una voce che diceva “……. Sarà magari svizzero, ma ormai ha scelto l’Italia”.

E poi? E poi tutti a casa, tranne naturalmente il Whymper/Carrel a quattro gambe che si installa all’Oriondé, ben curato e fiero della sua avventura.

Alcuni giornali parlano del fatto: io raccolgo quelli che mi vengono a tiro, e tra questi il numero della Domenica del Corriere (o forse della Tribuna Illustrata?) con il paginone illustrato. Una zia mi scrive dal Brasile di aver letto il mio nome su un giornale di San Paolo

Via via si allentano, le memorie; resta vivo l’essenziale e qualche particolare si rinvigorisce col tempo: come quello dell’ora di arrivo: 6,58. Già, dirà qualche critico: ma perché ci dice l’ora e non il giorno? E perché non ci fa vedere le carte che dice di aver conservato?

Di tanto in tanto nel corso degli anni la bellissima storia risorgeva nella memoria e nei racconti; le carte e le foto invece sono scomparse nel fare e disfare, nell’andare e venire della vita di casa. Unica superstite la mia foto con Daniel davanti alla celebre Croce, ma – orrore ! senza Gatto.

Ma eccoci adesso al 2016: eccoci al numero 4374 della Settimana Enigmistica (gennaio 2016) con il seguito della cronaca gattesca nella pagina Strano ma vero. E subito mi fulmina il rimprovero di non aver mai esplorato Internet.

E la mattina dopo appare sul mio schermo la pagina del … … [non riesco a recuperare la pagina del giornale di Aosta con la NOSTRA foto ] con la foto in autoscatto del Gatto, di Daniel e di un ventenne col Gatto in braccio: incredibile! Sono io! Ed eccomi davanti alle pagine e pagine che inneggiano e favoleggiano dell’impresa. Dopo pochi giorni scrivo a Aimée Maquignaz con la supersintesi dei fatti. Mi duole però di non ricordare la data (che è sempre essenziale, salvo che nelle favole: e questa sembra una favola, ma non è) e di aver perso le tracce di Emilio Falco, il protagonista principale (dopo il Gatto, naturalmente) e il documentarista essenziale.

Vengo rintracciato a questo punto da Raffaele Canali, amante di gatti e fedelissimo di Cervinia: mi esorta a rintracciare Emilio Falco e a raccontare. Amareggiato per la perdita delle “mie” carte, trovo in libreria il paginone della Tribuna Illustrata dove il nostro eroe guarda stupito gli alpinisti svizzeri che sembra facciano un uso abbastanza frivolo di corda e picozze.

Ci sono ritardi e c’è qualche esitazione: tra l’altro ho la fortuna di incontrare una sera in un ristorante una vecchia conoscenza: Maurizio Sella. Parliamo di Biella, io accenno a Falco e al Gatto. Caspita! Dice: conosco bene Emilio e conosco la storia del Gatto ….. come mai non me ne hai mai parlato in passato?!

Vado a trovare in Dicembre Paolo Falco, gentilissimo figlio di Emilio; mi viene incontro dopo aver staccato dal muro la foto di gruppo scattata all’Oriondé: ci trovo con grande piacere il mio nome e ci trovo la data: 1° e 2 Agosto 1950. Andiamo poi insieme a trovare suo padre in una bella casa vicino a Biella.

Ci salutiamo con gioia; ricordiamo insieme l’epopea; riconosco subito in lui quell’elegante arrampicatore solitario incontrato la prima volta nel 1950, appena prima che iniziasse la sua vita di lavoro, d’impresa e di successi. Saranno davvero passati questi sessantasei anni?

Rivedo adesso le orecchiette del nostro eroe, rivedo i volti di Daniel e di Emilio; il Cervino, che non ha età, ci guarda.

By Luigi Orombelli

“Sono felice e soddisfatto di aver coordinato le ricerche inerenti il “Gatto del Cervino”, che con le testimonianze dei protagonisti Luigi Orombelli ed E. Falco, hanno sostituito la leggenda con la realtà’. Un ringraziamento all’amico Pippo Hosquet, che mi fece conoscere la storia, e ad Aimeè Maquignaz, proprietario dell’omonimo Hotel Punta Maquignaz di Breuil – Cervinia, che custodisce, in uno studio, il fiero gatto imbalsamato, protagonista di quella che molti consideravano “diceria” e che abbiamo invece dimostrato essere realtà”.

By Raffaele Canali