Il Kl

Storia, Record Miti e Leggende

Foto Archivio Marchese e Archivio Cravetto

E’ la Storia che lega Cervinia al Kilometro Lanciato, la gara più adrenalinica che l’uomo abbia mai affrontato a corpo libero. Le prossime pagine vi prenderanno per mano per un viaggio indietro nel tempo: ripercorreremo le tappe più importanti del KL, respireremo l’atmosfera della gara e degli allenamenti, guarderemo negli occhi gli atleti Leo Gasperl, Zeno Colò, Pino Meynet, Masaro Morishita, Steve Mc Kinney ed infine scopriremo che in fondo, Cervinia e la sua fama, sono state profondamente e positivamente condizionate dal KL.

Il Kl, l’incredibilità di un attimo durato anni

di M. Adele Mander e Paola Marchese

Cervinia, come tante altre località alpine, diventa in breve tempo una moderna stazione sciistica dove lo sci è prioritario e le imprese degli scalatori affiancano i Grandi della velocità. Ci saranno lunghi anni dove si daranno appuntamento sportivi a livello internazionale, attori e celebrità, tutti richiamati dall’immagine moderna di questa emergente stazione alpina. Per portare in quota gli sciatori saranno costruite le funivie che, per molti anni, rappresenteranno primati per lunghezza, portata e altitudine raggiunta.

In questo effervescente contesto, la velocità pura, che nello sci ha sempre suscitato un particolare interesse, ha rappresentato per Cervinia un momento lungo parecchi anni dove tutto si muoveva per ospitare, nel periodo estivo, la grande kermesse sportiva del Kilometro Lanciato.

Il KL, così chiamato comunemente, può sembrare una definizione impropria, perché in realtà le prove di velocità venivano cronometrate al 100° di secondo e non sull’esatta misura di un chilometro ma sui 100 metri di una pista molto ripida il cui sviluppo era di circa 1000 metri, è stato un evento mondiale con una risonanza mediatica fuori dal comune.

I Big

Facciamo però un passo indietro e ricordiamo che il 21 luglio 1963 a Plateau Rosa si correva per la prima volta il Kilometro Lanciato, al quale avevano partecipato 48 concorrenti tra cui 5 ragazze di diverse nazionalità. La velocità massima era stata raggiunta dal tedesco Plangger con 168,224 Km/h. Questa competizione, che richiede a chi l’affronta grande volontà nella preparazione atletica, coraggio e prontezza di riflessi, vede nel 1930 gli svizzeri organizzatori a Saint Moritz. In questa località la gara viene svolta fino al 1934 quando passa a Cortina d’Ampezzo. Le altre edizioni per arrivare a quella del 1963 sono fatte a Plateau Rosa, al Sestriere e a Courmayeur. Il primo grande personaggio che stabilisce un record rimasto imbattuto per sedici anni è Leo Gasperl che nel 1931 tocca la velocità di 136.600 km/h. Zeno Colò è l’uomo che batte il record raggiungendo la velocità di 160 km/h, con la sua «posizione a uovo alto» è stato il precursore della posizione aerodinamica «a uovo» che ancora oggi tengono i discesisti per ridurre l’attrito ma, a differenza dei suoi successori, si serve di sci di legno e non indossa il casco. L’italiano che entra nel «Club dei 100 all’ora» e batte il record di Colò nel 1964 è Luigi di Marco con 174,757 Km/h. Viene definito «Uomo Tartaruga» per la sua posizione. È di quegli anni il legame tra l’atleta e la Colmar che gli consente di arrivare al record anche per una nuova tuta realizzata con un tessuto chiamato Thermospeed accoppiato con uno strato in schiuma di poliuretano, aderente e fasciante ma soprattutto antifrizione.

Gli altri italiani che hanno lasciato un segno sono Sandro Casse che ha vinto nel 1971 (184,144 Km/h) con il supporto dell’équipe diretta dall’importatore di sci Sohler, Toni Martinelli e con gli sci a punta tronca. Casse ripete l’impresa nel 1973 raggiungendo i 184,237 Km/h, rischiando la squalifica perché aveva involontariamente coperto il nome dello sponsor. I suoi sci hanno sia in punta che in coda elettrodi per la misurazione delle sollecitazioni. Arriviamo al 1975 quando Pino Meynet mette le ali e l’11 luglio alle 12.23 l’Uomo Jet diventa recordman con la velocità di 194,384 km/h.

Ma rientriamo nel vivo della Kermesse e diciamo che sul ghiacciaio del Plateau Rosa, dalla Gobba di Rollin, negli anni settanta, questo evento diventa il punto di raccordo internazionale e mondano più importante di quegli anni.

Il Profumo del Kl

Un mese prima che prendesse il via il KL, Cervinia iniziava ad animarsi, arrivavano i primi atleti che davano il via alla loro ultima fase di preparazione. Italiani e stranieri si osservavano a vicenda per carpire i segreti dell’altro. Verso la metà di giugno gli sportivi si riunivano per abituarsi al clima e alle altitudini elevate, durante i loro allenamenti, attraversavano correndo in tute sgargianti il paese e i prati che lo circondavano. Questo loro vivere il territorio faceva respirare a chiunque il profumo della competizione.

Il tifo dei giovani era rivolto verso Hakkinen, il finlandese che al suo arrivo portava una ventata di “profumo del KL”. Pino Meynet, il campione locale, biondo e dall’aria taciturna che nel 1975 diventa recordman mondiale, lo statunitense Mc Kinney, altro atleta biondo alto e misterioso, che rappresenta il vero antagonista di Meynet.

Gli atleti diventavano un catalizzatore di persone, una commistione di lingue e di novità che, soprattutto gli americani, portavano in Italia e che non riguardava affatto il mondo dello sci, come per esempio gli skateboard che diventano il loro mezzo di locomozione sulle strade che portano a Valtournenche.

Le abitudini di questi luoghi, all’arrivo degli sportivi, cambiavano radicalmente, tutto si regolava sugli orari che questi personaggi adottavano. Prima di tutto si radunavano giornalisti, sponsor, fotografi e il ghiacciaio si animava con bandiere, tende colorate, musica, la voce degli speaker e splendide ragazze in bikini che facevano da contorno. Le giornate volavano. Al mattino si saliva sulle piste per fare il tifo ai campioni italiani, fasciati in tute aderentissime che davano un aspetto quasi spaziale, con caschi aerodinamici mai visti prima. Il pomeriggio si “volava” in sala stampa per parlare e ascoltare tutte le lingue possibili. Via Carrel era affollata, lo struscio di persone provenienti da ogni dove, capannelli di gente fuori dai locali e intorno alle auto degli sponsor che facevano bella mostra e sollevavano grande curiosità. Il Chimera, la Tana e la Capanna Alpina erano i locali più gettonati.

Luglio vedeva la valle del Cervino trasformarsi, la gara sugli sci alla ricerca del record mondiale di velocità portava ogni anno sempre più turisti, atleti provenienti da ogni parte del mondo scortati dai produttori di materiali da testare che arrivavano con auto sponsorizzate e ski men al seguito.

I giorni della competizione erano frenetici per tutti, gare, conferenze stampa che diventavano una palestra per i ragazzi che si affacciavano al mondo del lavoro e stavano imparando le lingue straniere. Eventi pomeridiani e serali dove potevi incontrare i tuoi beniamini, controllo delle graduatorie sul tabellone per sapere se l’atleta che ti interessava era tra i primi cinque.

Il Kl Trasforma Cervinia

Le diverse edizioni del KL hanno condizionato e lasciato un segno tangibile a Cervinia, ogni anno sono state portate novità e abitudini che hanno innovato il vivere questi luoghi incantevoli e qui, località sciistica tra le più importanti al mondo, la Società delle Funivie si adoperava per migliorare, di volta in volta, la fase organizzativa di questo grande evento.

La Valtournenche ha avuto in quegli anni la sua trasformazione più rapida sotto lo sguardo maestoso e bonario delle sue vette. Nascevano nuove strutture ricettive, si vedevano crescere condomini e chalet, proseguiva la costruzione dei nuovi impianti di risalita, venivano migliorati quelli già esistenti. Si è portata la valle a livelli qualitativi molto alti, dove lo sport e il turismo sono stati gli elementi primari che l’hanno connotata. Il territorio che raccoglieva gli sportivi del KL aveva e ha una magnifica natura, delle splendide montagne, delle piste eccellenti e una miriade di costruzioni che ospitavano ogni anno un numero sempre maggiore di appassionati di montagna.

di M. Adele Mander e Paola Marchese

Foto Archivio Marchese e Archivio Cravetto