La Gran Baita

di Don Paolo Papone

L’edificio che viene ricordato con il nome “La Gran Baita” riassume in sé gran parte della storia di Cervinia. Quando ancora Cervinia non aveva nome, era il Breuil, una conca di pascoli ricca di acque, con poche case abitate solo d’estate. Però era dominata dal Cervino, e dalla metà dell’Ottocento il Cervino era diventato l’oggetto del desiderio per gli alpinisti e poi per turisti e villeggianti. Così, tra le baite dei pastori, erano nati i primi alberghi e il nome del Breuil incominciava a viaggiare per tutta l’Europa.

Al passaggio tra il XIX e il XX secolo lo sci viene a cambiare l’approccio alla montagna e gli sciatori trovano negli alti campi di neve del Breuil un terreno da favola per la loro passione. Sono tempi eroici, nei quali si arriva a Valtournenche in corriera e poi è tutta una lunga salita a piedi, verso il Breuil e fino al colle del Teodulo e a Pian Rosà, per godere di una sola interminabile discesa.

Verso il 1930 un giovane ingegnere di Biella, Dino Lora Totino, scopre il fascino del Breuil e con alcuni amici incomincia a sognare il suo sviluppo turistico. Sarebbe rimasto un sogno, fin tanto che il collegamento tra il Breuil e Valtournenche fosse rappresentato dalla sola mulattiera. Invece viene interessato della questione il ministro dei lavori pubblici, Araldo di Crollalanza, che nel 1931 arriva al Breuil, se ne innamora e dà il suo assenso alla strada carrozzabile, con i relativi finanziamenti.

La strada arriva al Breuil nel settembre del 1934 e viene aperta al traffico in quella stessa stagione invernale, portando un grande flusso di autoveicoli e di visitatori.

L’anno successivo il prefetto della Provincia d’Aosta Angelo D’Eufemia propone che la nuova località turistica che sta nascendo prenda nome “Cervinia”, nome squillante che diventa subito popolare, sostituendo l’antico “Breuil”.

Nel frattempo Lora Totino e i suoi amici sognatori costituiscono la Società Anonima Cervino per lo sviluppo turistico del Breuil e incominciano a comperare i terreni per costruire una funivia che arrivi a Plan Maison partendo da Museroche, l’unica zona che offre solida roccia dove ancorare le fondamenta della stazione.

Fin dall’inizio la progettazione tiene insieme le problematiche tecniche dell’impianto e le prospettive di ristorazione e di ricettività alberghiera. Il primo progetto è di Mario Dezzutti, datato luglio 1934; lo stesso Dezzutti ne pubblicherà un altro, con alcune varianti, sulla rivista “L’architettura italiana” nell’ottobre 1935, ma ciò che verrà concretamente realizzato sarà ancora in parte differente da entrambi i disegni.

Nell’estate 1935 viene demolito l’alpeggio di Museroche e al suo posto sorgono le prime strutture in cemento armato della funivia. Si tratta ancora soltanto dei locali tecnici, coperti da un semplice tetto a capanna con il colmo orientato verso Plan Maison.

L’aprile 1936 vede l’epico trasporto dei cavi della teleferica: tre grandi bobine della ditta Redaelli (Gardone Valtrompia), che pesano 50 tonnellate, giungono in treno fino a Chambave, vengono caricate su tre camion che procedono a passo d’uomo, mentre gli operai della S. A. Cervino sostengono a spalle i cavi tra i veicoli. È appena iniziata la primavera, il corteo procede tra alti muri di neve, la stessa neve che renderà più facile il lavoro degli argani che tirano le funi fino a Plan Maison. Quando tutto viene montato, queste funi coprono una distanza di 2360 m con due piloni intermedi, uno dei quali è alto 32 m. Le cabine portano 35 persone, coprono la distanza in 7 minuti, con una portata oraria di 500 persone.

Nella stessa primavera del 1936 si costruiscono la strada privata che unisce il piazzale del Breuil alla stazione di partenza di Museroche, e la stazione d’arrivo a Plan Maison. L’apertura della funivia avviene il 2 agosto 1936 e induce un forte sviluppo turistico: nell’estate 1936 è stato calcolato un afflusso medio giornaliero di 300-600 automobili. È iniziato il vero sviluppo turistico della conca del Breuil, che necessita di servizi: si attiva il servizio postale e telegrafico, e poco dopo anche il collegamento telefonico.

Nel consiglio di amministrazione del 23 luglio 1936 Lora Totino propone ai soci di iniziare il passo successivo: ora che tutte le questioni tecniche sono risolte per il meglio, si tratta di rendere fruttuosi gli investimenti puntando sulla ricettività, «adattando la parte superiore della Stazione di Museroche ad “Albergo, Ristorante e Bar” e quindi costruire un “Ristorante Belvedere” all’arrivo della Funivia a Plan Maison, meta di incomparabili bellezze e richiamo per gli escursionisti». Qui si ha dunque il passaggio dalla proto-stazione (essenzialmente tecnica) al complesso tecnico-ricettivo che si vale dei progetti Dezzutti del 1934 e del 1935, anche se fin dall’inizio si fanno significativi ampliamenti. I locali tecnici vengono inglobati in una struttura caratterizzata da un grande tetto a capanna con il colmo orientato ortogonalmente rispetto alla linea funiviaria. Nella falda più soleggiata – quella che sovrasta l’atrio d’ingresso – si aprono tre piani di finestre protetti da coperture continue. Nella stessa linea del colmo si sviluppa un corpo di fabbrica basso e lungo, arrotondato verso Nord-Ovest, comprendente un seminterrato e due piani fuori terra, il tutto coperto da una grande terrazza.

La struttura viene aperta il primo giugno 1937 con il nome “Grande Albergo del Breuil – Gran Baita”. Ne assume la gestione Otto Bermann, già direttore del vicino Grande Albergo Cervinia. Immediatamente (14 giugno 1937) il Bermann presenta domanda di concessione edilizia per un ampliamento e il 24 agosto seguente dal Ministero della Cultura Popolare – Direzione Generale per il Turismo giunge parere favorevole “per la sopra elevazione di due piani al Grande Albergo del Breuil”. Il progetto dell’ampliamento è di Carlo Mollino, che per questo lavoro viene pagato dalla Società Cervino nell’agosto 1937: sopra il marcapiano, residuo della terrazza, viene costruito un nuovo piano analogo al sottostante e sopra di esso un piano ridotto mansardato in legno con tetto a falda unica, circondato da piccola terrazza. Il 15 giugno 1938 la gestione passa da Otto Bermann a Leo Ferro.

Gran Baita

L’8 luglio 1939 un incendio distrugge il piano mansardato della Gran Baita e lesiona il piano sottostante. La ricostruzione che segue immediatamente l’incendio produce due piani identici, con finestre sdoppiate (rispetto ai finestroni del piano inferiore), il tutto coperto con una grande terrazza, analoga a quella della prima fase, ma sopraelevata di due piani. L’albergo può ospitare 120 persone e il nuovo gestore è Mario Fiorio.

Il nazionalismo fascista non tollera l’uso di lingue diverse dall’italiano. Nel 1940 viene ribadita l’ordinanza per la “rimozione delle scritte e insegne in lingua inglese o francese” e così anche l’insegna “Grande Albergo del Breuil” viene sostituita da una italianissima “La Gran Baita”. Solo in una fase più tarda sulla ringhiera sopra l’ingresso della funivia tornerà il francese con una citazione presa da un ristorante sul Lago Lemano, modificata in funzione del contesto montano e attribuita al poeta Byron: « Heureux celui qui sur ces monts put longtemps se reposer. Heureux celui qui les revoit s’il a du les quitter », « Beato colui che su questi monti poté a lungo riposare. Beato colui che li rivede se li ha dovuti lasciare ».

L’Italia entra in guerra e la vita si fa più difficile, lo Stato chiede a tutti sacrifici e impegno. Tuttavia a Cervinia si continua a vivere in modo “allegro” e poco intonato al clima bellico. Così il 16 marzo 1944 il Capo della Provincia d’Aosta chiude la Gran Baita a tempo indeterminato “per la continua inosservanza delle disposizioni concernenti il razionamento dei consumi, i balli, la vendita di alcoolici e superalcoolici e inosservanza dei prezzi”, nonché “manifestazioni immorali”. La responsabilità ricade sul gestore, ma la colpa è di una decina di persone che, forti di guadagni di guerra di dubbia onestà, da due anni spadroneggiano sull’albergo. Comunque sia, la Cervino rescinde il contratto con Fiorio per colpa sua grave e affida la struttura a Perino, il 31 marzo1944. In realtà la questione si allarga a tutti gli alberghi di prima categoria della località: il 12 giugno 1944 viene sospesa la licenza agli alberghi Gran Baita, Cervinia, Monte Cervino, e tutti gli oggetti di arredamento, scorte di viveri, vini e liquori vengono requisiti.

Con la pace tutto si rimette in movimento, funivie e alberghi, ma la vasta terrazza della Gran Baita dà gravi e costosi problemi di manutenzione, tanto che nel 1948 si decide di rifare la copertura con un vero tetto a falde, ed è l’occasione per l’innalzamento di un ulteriore piano, come pure per l’installazione di un ascensore (1949). Altri importanti lavori di sistemazione sono registrati nel 1953. Tre anni più tardi la gestione passa ai coniugi Borghigiani.

Nel 1969 la Gran Baita viene chiusa al pubblico come albergo e usata come foresteria e ufficio gare, soprattutto per il Kilometro Lanciato (1970-72). Al 7 aprile 1973 data l’ultimo incendio che, senza far vittime, ha però ridotto al degrado un edificio che aveva un forte valore simbolico per Cervinia.

L’attesa è stata lunga, 44 anni, ma finalmente un gruppo di imprenditori valdostani, biellesi e lombardi ha deciso di comperare la struttura e di riportarla all’originale vocazione di grande albergo, da 250 posti-letto. Il passaggio di proprietà è programmato per giugno 2017 e i lavori dovrebbero partire al più presto.