L’esistenza della flora alpina ha dell’incredibile. La neve per otto mesi protegge semi e radici e la primavera accende di colori brillanti prati e dirupi. Nulla può osteggiare la forza dei fiori di montagna. Ma quali incontrerete durante le vostre escursioni?

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La Stella Alpina

Stella Alpina

Stella Alpina

Tra i ghiacci scintillanti del Cervino vive una creatura misteriosa: è la Dama Bianca. Le lacrime versate per amore, simili a stelline di cristallo, sono rotolate giù verso valle, fino ad adagiarsi sul morbido muschio. Nasce così la Stella Alpina. Il velluto di cui è ricoperta la protegge dall’eccessiva perdita d’acqua e da sempre è simbolo di coraggio. Originaria dell’Himalaya, la “regina della Flora Alpina” viene chiamata anche Edelweiss e viene spesso identificata come fiore simbolo dell’arco alpino.

La Nigritella

Negritella

Negritella (foto di Björn S)

Questa piccola orchidea alpina cresce spontaneamente nei prati. Fin dall’antichità si decanta il delicato profumo di vaniglia e cioccolato emanato dai piccoli fiori del suo “cappuccetto conico”.  Narrano le leggende che la Nigritella abbia poteri magici e sia in grado di prevedere il futuro amoroso delle fanciulle di montagna. Le sue radici infatti assomigliano a delle manine: se intrecciate la giovane avrebbe trovato presto marito, in caso contrario si prospettavano abbandono e infelicità. Attenzione però: la Nigritella oggi è una specie protetta! Non raccoglietela!

L’Achillea

Achillea

Achillea (foto di Frank Mayfield)

Il nome estremamente evocativo, richiama il nome di Achille che curò le ferite dei suoi compagni d’arme, durante l’assedio di Troia, con i fiori di questa gentile piantina. Tra i colori più comuni la troviamo in giallo, bianco e rosato. L’achillea vanta proprietà cicatrizzanti, astringenti ed emostatiche davvero notevoli. Utile anche in caso di spasmi muscolari aiuta in caso di contratture d’ogni genere e vanta anche un’azione riequilibrante del sistema ormonale per combattere nervosismo, irritabilità e debolezza. Può essere usata al posto della camomilla per combattere disturbi digestivi. Se non fosse abbastanza sappiate anche che viene utilizzata nella preparazione di alcuni profumati liquori e in Svezia si utilizzava per fare la Birra.

La Genziana

Genzianella

Genzianella

Sembra quasi un calice divino questo piccolo e delicato ma carnoso fiorellino dal colore deciso. Un blu talmente intenso da richiamare quello del cielo che vi circonda in Valle d’Aosta. La Genziana (o genzianella) cresce spontaneamente sui prati e sarà una vostra fedele accompagnatrice nelle escursioni in alta montagna. Era molto popolare tra i Romani e la sua diffusione ebbe inizio quando vennero scoperte le sue proprietà naturali per curare disturbi intestinali e i vermi addominali. Malanni d’altri tempi. Oggi la genziana è rinomata per le capacità disintossicanti di fegato e cistifellea ma anche molto indicata per combattere dolori addominali, anemie e per aumentare le difese immunitarie. Se siete fortunati la potreste trovare non solo in natura ma anche come sottoforma di caramelle: amarissime ma decisamente stimolanti dei ricettori del gusto e della saliva.

Il Pan di marmotta

Pan di Marmotta

Pan di Marmotta (foto di Smabs Sputzer)

Ecco un altro splendido fiore in cui sicuramente incapperete durante le vostre escursioni.

Si chiama Silene Acaule o a cuscinetto ma noi preferiamo di gran lunga chiamarlo con il suo nome comune: Pan di Marmotta.

Carnoso, coloratissimo e “morbido” ricorda la forma di un cuscino. Cresce solitamente lungo i dirupi, sui ghiaioni, nei pascoli sassosi e lungo i sentieri in mezzo alle rocce in luoghi aperti e soleggiati. Il suo nome scientifico viene ricondotto a Sileno, panciuto accompagnatore di Bacco, e richiama un calice rigonfio. Il pan di marmotta potrebbe assomigliare ad un cuscinetto di muschio fiorito. In realtà dovete immaginarlo la come la chioma di un albero: le sue radici infatti sono lunghissime e vanno a pescare acqua dalle sorgenti più in profondità. Sono grosse e per questo assomigliano al tronco di un albero. È una pianta perenne che fiorisce da maggio ad agosto.

Il Mirtillo

Mirtillo

Mirtillo

Ne troverete a bizzeffe lungo i sentieri della Valtournenche. Queste piccole piantine nel mese di agosto generano bacche scurissime e succulente: i mirtilli. Ripensate però le dimensioni a cui i fruttivendoli ci hanno abituati.

Ricchissimi di vitamine A, B e C i mirtilli sono pastosi. La colorazione viola scuro è data dalla mirtillina, potente antiossidante in grado di migliorare l’elasticità dei nostri vasi sanguigni e di preservare quella della retina.

Mangiate mirtilli in quantità se avete problemi di coliche addominali, cistiti o infezioni di vario genere: ne troverete ampio giovamento. In montagna queste bacche vengono utilizzate tantissimo anche per marmellate e confetture. Se siete nei pressi di un rifugio approfittate: entrate ed ordinate un “Mangia & Bevi”… fateci sapere!

La Festuca

Festuca (foto-di-Matt-Lavin)

Festuca (foto-di-Matt-Lavin)

Fili lucenti e simil – legnosi accarezzano i pendii. Non erba comune ma Festuca. È questo il nome della popolarmente nota “Erba dei Camosci”. Viene chiamata così perché è un sempreverde che vive anche sotto la neve e resiste alle temperature più rigide. Molte specie di Festuca sono utilizzate come foraggio nelle zone di montagna dove cresce rigogliosa in gran quantità. Gli studiosi la considerano un indicatore biologico della qualità dell’ambiente circostante. Preferisce terreni ben drenati e aree soleggiate anche se è tollerante all’ombra. Si tratta di un’erba nutriente e appetitosa per gli animali sia domestici che selvatici. Attenzione: è molto scivolosa e se accarezzata in modo poco garbato potrebbe ferirvi…ma senza cattiveria!

L’Equiseto o Coda Cavallina 

Equiseto (foto-di-Paola-Sucato)

Equiseto (foto-di-Paola-Sucato)

Il nome con cui viene chiamato in modo affettuoso è “Coda Cavallina” proprio per la forma particolare dello stelo che assomiglia alla coda capovolta di un cavallo .

Nell’antichità veniva utilizzato per dare vita ai saponi e il suo decotto ha proprietà cicatrizzanti e astringenti. Per questo la “schiuma” che si forma lasciando bollire l’equiseto è utilizzabile come riparatore cellulare e può quindi essere spalmato su smagliature, rughe e scottature solari: una sorta di “Foille” naturale.  La Coda Cavallina cresce lungo i corsi d’acqua, in luoghi umidi e soleggiati. Potete raccoglierlo e portarlo a casa con voi e conservarlo per qualche settimana in un barattolino di vetro.

Il Rododendro

Rododendro (foto-di-Renèe-Johnsons)

Rododendro (foto-di-Renèe-Johnsons)

Della stessa famiglia di azalee e camelie, i suoi fiori offrono spettacolari giochi di colore da giugno a settembre. Simbolo di eleganza, bellezza e temperanza, veniva utilizzato in antichi riti magici per proteggere le case e le persone amate. Al colore dei suoi fiori è legata una triste leggenda: un giovanotto a passeggio con la fidanzata, nell’intento di raccogliere sull’orlo di un precipizio un magnifico fiore per lei, mise un piede in fallo e ruzzolò giù. Fu il suo sangue a tingere per sempre di rosso i boccioli del rododendro.

L’Artemisia

Artemisia (foto-di-Andrey-Zharkikh)

Artemisia (foto-di-Andrey-Zharkikh)

Se la chiamassimo “Génépy”? Sicuramente vi sarebbe più famigliare. Dai fiori biancastri di questo cespuglietto alto non più di 20 cm, viene ricavato per infusione e distillazione l’omonimo liquore. L’artemisia utilizzata per questo scopo però non è quella che cresce spontaneamente lungo i dirupi delle montagne. Quella è specie protetta ma per ovviare al problema i Valdostani hanno iniziato a coltivarla. Di origine antichissima il Genepì (sia liquore che pianta), conosciuto anche come assenzio selvatico, è utilizzato come digestivo. Ha anche proprietà tonificanti e decongestionanti. Sapevate che già nel Medioevo l’artemisia era utilizzata nella cura del raffreddore? O ancor più che veniva raccolta durante il solstizio d’estate e utilizzata come “Scaccia diavoli”? Un’ultima curiosità riguarda il nome che richiama quello di Artemisia, dea della caccia, dei boschi ma anche della luna. Era lei ad assistere le partorienti e a proteggere le donne dai disturbi ormonali. Verrebbe da mettere mano al detto “un Genepì al giorno leva il medico di torno”.

Il Ginepro

Ginepro (foto-di-Sage-Ross)

Ginepro (foto-di-Sage-Ross)

Profumo, profumo, profumo. Il ginepro è un cespuglio dalle foglie aghiformi che sa adattarsi ad ogni condizione climatica e di suolo. Non ha bisogno di abbondante acqua e questo le consente di cresce anche sulle rocce o in terreni sabbiosi.

Le sue foglie sono dei veri e propri aghi e i rami talmente contorti che il detto “trovarsi in un ginepraio” indica proprio una situazione difficile e problematica.

Questa sua forma particolare, secondo le credenze popolari, avrebbero consentito alla Sacra Famiglia di trovare riparo sicuro durante la fuga dall’Egitto e questo la rende una pianta dedicata alla Madonna. La medicina da sempre utilizza il ginepro e gli oli essenziali per curare raffreddori, per rilassare la muscolatura e come antisettico per le vie urinarie. Con il suo legno invece si cuoce il pane e si affumicano i salumi per dare un profumo intenso Ima si fabbricano anche utensili che insaporiscono i cibi che vanno a mescolare. Le bacche sono utilizzatissime in cucina per addolcire  piatti a base di selvaggina, crauti, polenta e pesce. E distillite? Beh…ecco il gin! A la santè!

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Se i fiori montani conquistano i nostri occhi grazie ai colori accesi e alla capacità di resistere alle intemperie, la Valle D’Aosta conta altri incredibili bellezze tra cui numerosi alberi che vantano secoli di vita. Attorno al Castello di Issogne si vedono mandorli piantati più di 300 anni fa. Ad Aosta, davanti alla chiesa di Sant’Orso, dal 1480 un tiglio veglia sulla città e offre riparo a fringuelli e pettirossi. Il profumo dei suoi fiori viene sospinto dal vento a notevole distanza.

A Pontey c’è un noce gigantesco con un tronco largo 7 metri mentre a Saint Denis un enorme gelso rosso permette ad 8 persone di mettersi a tavola all’interno del suo tronco cavo.

Non vi resta che andare a cercarli!