Evoluzione e Trasformazione

L’arte di Chicco Margaroli indaga la Natura e… ciò che rimane

Nata ad Aosta, Chicco Margaroli è una delle artiste più eclettiche della Regione. La sua fama si spinge oltralpe e oltreoceano ma è qui, in Valle d’Aosta, che mantiene le sue radici e sviluppa i progetti artistici. Il suo cammino professionale ha inizio nel 1989, dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Torino, si dedica, in prima battuta, all’architettura d’interni. Si tratterà solo di un punto di partenza.

“Il mio lavoro si sviluppa su due binari: da una parte la produzione di arte contemporanea, dall’altra quella di oggetti unici legati alla moda” spiega Chicco Margaroli.

“Nell’arte contemporanea il focus è sulla natura. Questo percorso ha avuto inizio nel 1999, anno in cui, partendo dalla potatura conservativa delle piante secolari, e lavorando sul concetto di “natura che rimane”, ho inaugurato la mostra Potatura di ritorno: i rami secchi degli alberi, tagliati perché non più funzionali alla pianta, ritornavano a vivere”.

Quello è stato il trampolino di lancio dell’artista valdostana verso una forma d’arte tangibile, materica, che parla della trasformazione che il tempo e gli altri agenti naturali, operano su tutto ciò che è vivente.

“Il concetto di evoluzione e di “ciò che rimane” mi ha spinto a studiare gli organi degli animali. Quello che si considera “scarto” della macellazione è quindi diventato base della mia arte. Stabilizzare un organo significa ridargli dignità e vita, una nuova funzione, nel rispetto di ciò che non c’è più ma che lo ha generato e consegnato al mondo. Per realizzare le mie opere utilizzo solo “oggetti” caratterizzati da una storia precedente. Mi incuriosisce il modo in cui la natura abbandona quello che non serve”.

Cuori, musetti, lingue e vesciche animali sono diventati così opere d’arte nella mostra Serbatoi dell’Anima.

Il lavoro di Chicco sulla natura, lo scorrere del tempo e le trasformazioni che operano su di noi, è in continua evoluzione e prevede anche l’utilizzo di materiali come la gelatina proteica e il pvc termico, incontrato durante alcune ristrutturazioni edili. “E’ affascinante” confida l’artista “osservare il loro cambiamento materico ed estetico quando li espongo agli agenti climatici” confida Chicco.

C’è poi un secondo binario della tua arte. Prima accennavi alla declinazione delle tue opere nel Fashion..

“Anche in questo caso si parla di recupero, ma delle tradizioni. Le Soque sono la fonte di ispirazione. L’idea mi è venuta quando, molto tempo fa, mi sono imbattuta in uno zoccolo olandese realizzato non in legno bensì in plastica vinilica: era nero lucidissimo, sembrava un’auto sportiva. Era prodotto da una famosa azienda brasiliana che si occupa di tutt’altro ma che, in collaborazione con alcuni stilisti, aveva dato vita a questa linea di calzature – design normalmente prodotte con materiali diversi. Da lì la suggestione. Mi sono chiesta: perché non rivisitare la soque? E così ho preso questa scarpa della tradizione valdostana, che dal Medioevo si utilizza nei nostri alpeggi, e le ho dato una seconda vita declinandola sotto il profilo fashion. Nel marzo del 2015 è così nato il brand Dzoyé che è in costante evoluzione.

Come realizzi le tue Dzoyé?

“Parto dalla scarpa originale: legno e scamosciato di diverso colore. Su questa base 2neutra” creo un disegno che, nella maggior parte dei casi, descrive le caratteristiche della persona che poi andrà ad indossarle. Sono disegni che parlano di natura, di vita, di emozioni. La personalizzazione è parte integrante di questo progetto: ogni soque racconta qualcosa.  Hanno sfilato a Dubai, sono andate nelle grandi città d’Italia e d’Europa. Molti miei clienti le indossano per camminare a Milano o Roma. Sono tutte pezzi unici e vengono tramandate di madre in figlia o di nonna in nipote. Le decorazioni sono fatte con una mescola particolare che rende la pittura resistente all’usura e all’acqua, è molto plastica e, nel caso di utilizzo intenso, posso intervenire con un restauro. Proprio come se fosse un opera d’arte su commissione”.

Arte materica, tangibile, da utilizzare. La tua arte e’ qualcosa con cui le persone interagiscono.

“Si, anche le mostre che organizzo sono interattive questo perché l’approccio che ho con l’arte e con le sculture sono pensate per essere presentate in modo esperienziale ed immersivo. Se penso ad un’opera fatta con i legni penso a qualcosa attraverso cui il fruitore deve passare. Parto sempre dallo spazio e dalla fisicità dell’oggetto, forse proprio perché lavoro sulla natura. Le forme che sviluppo parlano dell’evoluzione delle cose, della reazione che hanno a contatto con i vari agenti naturali, il caldo, il freddo, il sole. Noi siamo sempre immersi nella natura, siamo in relazione con essa e poi c’è la natura delle relazioni. Noi siamo dentro la nostra natura, anche di quella psichica.

Molti tuoi lavori sono ammirabili anche a Cervinia.

“Cervinia è una terra particolare. Uno dei posti è il Rifugio l’Oriondé, ai piedi del Cervino. Lì ho lavorato con tanta gioia perché ho potuto agire in modo sinergico sulla bellezza della natura vera, aspra, estrema per realizzare arte contemporanea. Poi ho lavorato anche sul terrazzo de Lo Copapan. Qui però ho utilizzato tecniche digitali per decorare i rami di betulla che costituiscono il bosco Riposto. Si tratta di arte accogliente: in questo caso gli uomini entrano in contatto con gli  “dei” che passeggiano tra i tronchi.

Chicco la tua ecletticità è testimoniata dal tuo ingresso nel mondo dei profumi con la creazione di un “involucro” caratteristico studiato per una essenza Made in Italy.

“Mamart mi ha coinvolto in questa avventura: partendo dal profumo che avevano appena realizzato mi hanno chiesto di interpretarne il packaging. L’essenza è molto calda, avvolgente, pungente, pervasiva. Le note sono pera, pepe e mirra. Così ho progettato una boccetta rotonda che richiamasse la forma del frutto e che invitasse le persone ad andare “oltre le apparenze”. Lo stesso nome del profumo “Ricordati di fiorire” è uno sprone a fare lo sforzo di trovare il positivo nel quotidiano. Se il gesto di mettersi il profumo fa star bene la persona e la completa, superare le paure, lanciarsi oltre la superficie delle cose, deve diventare parte dei gesti quotidiani. La stessa serigrafia incisa sul vetro è diventata un vero e proprio logo, legato a questa filosofia e ha permesso di sviluppare carta da parati, decori su porcellane, tessuti, bottiglie di vino, scarpe, i bracciali di pelle con borchie e diamanti. Per il fashion moovie abbiamo, infine, usato gli insetti che sono gli esseri viventi più longevi, antichi, infestanti al mondo. Cercavamo un testimonial che parlasse di evoluzione della specie e della trasformazione necessaria al proseguimento della vita. Il binomio ancora una volta è passato – futuro”.